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Estelle - Massimo Piccolo Official Site

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Estelle

Opere
 
Recensioni e commenti (3 settembre)
 
 
 
 


Lavinia Bruno – Redattore capo La7 (24 agosto)
Autrice televisiva
 
Ho affidato a Estelle la sottile speranza di un riscatto ed è stata una vera bomba! Altro che liberazione, la sua è la rivolta dei personaggi prigionieri delle favole…
 
 
Carlo de Cesare – Lo scaffale Rai3 (8 agosto)
Critico letterario e giornalista televisivo
 
Un piccolo “classico contemporaneo”. Un libro che si farà spazio e troverà tantissimi lettori nel tempo…
 
 
 
 
Libri, amore e fantasia (4 agosto)
Blog letterario
 
Il libro è di una dolcezza infinita. Mi ha davvero colpita la dedizione di re Gustav IV nei confronti di sua figlia e – a dirla tutta – il suo cercare in tutti i modi un “sollievo” alla reclusione di Estelle, mi ha un po’ ricordato i tappeti bianchi che il barone di Carewall fa stendere nel suo palazzo, in modo tale che la sua amata figlia – Elisewin – non fosse spaventata dai suoi stessi passi (Oceano Mare, Alessandro Baricco, ndr.). Premure e accortezze che un padre ha per la propria figlia, sono certamente le cose che mi colpiscono molto. Ho apprezzato l’assoluta dedizione di Gustav IV nei confronti di Estelle, anche per quanto riguarda la scelta del futuro sposo (scelta lasciata nelle mani di Estelle).
 
Come detto in precedenza, la lettura è davvero molto fluida, mai noiosa, anche perché la scrittura di Massimo Piccolo risulta davvero ironica (anche io voglio un Cusumiello che mi versi da bere a random!) e piacevole.
Tra i principali protagonisti, oltre al re e ad Estelle, ovviamente, troviamo il principe Ileardo di Hardangerfjord e Juan il suonatore di accordìon. Ad essere sincera, inizialmente ero dalla parte del belloccio e conquistatore principe Ileardo, perché un po’ ero infastidita dall’insistenza di Juan… mi sono dovuta ricredere!
Quando Juan suona il suo accordìon, mi è venuta alla mente la parte in cui Flora, Fauna e Serenella de La bella addormentata nel bosco, addormentano tutto il regno per non far scorgere l’assenza della principessa Aurora. Dettaglio che mi è piaciuto tantissimo!
Estelle. Storia di una principessa e di un suonatore di accordìon è una fiaba-non-fiaba, in cui manca il classico finale in stile “e vissero tutti felici e contenti”. Finale davvero inaspettato e particolare.
Insomma, io ho adorato questa storia e credo ci starebbe benissimo anche una bella versione Disney!
Brigida Bocchetti
 
Il desk.it (27 luglio)
quotidiano on-line
 
“Tanto tempo fa, in un castello a picco sul mare, viveva una bellissima principessa di nome Estelle”. Questo è l’inizio di “Estelle”, racconto di Massimo Piccolo pubblicato nella collana “I Narratori” di Cuzzolin Editore, che ha come sottotitolo “Storia di una principessa e di un suonatore di accordìon”.
Il racconto, pur partendo come tale, non è quello di una storia d’amore, ma di una storia di vita, di vite nelle quali basta l’ingresso di una persona, di una singola persona, anche solo per pochi giorni, per far sì che tutto cambi. In bene o in male.

L’opera nasce come una fiaba, e come una fiaba continua, come un sussurro cantilenante raccontato dalle mamme ai bambini. E come ogni favola della buonanotte, quanto il piccolo è immerso in quel momento tra la veglia e il sonno, non importa quello che viene detto, importa il come. Il come di Massimo Piccolo è magistrale.

Non bisogna fraintendere, il racconto è parecchio interessante, e a una prima parte forse un po’ avara di sorprese contrappone, con il colpo di metà narrazione, una seconda parte totalmente nuova e innovativa. Ma è l’ambientazione la vera protagonista del racconto, l’atmosfera da fiaba nella quale il lettore si cala totalmente, immaginando Juan come un novello Pifferaio Magico ed Estelle come una delle tante principesse delle fiabe incapaci di salvarsi da sole. Da quest’atmosfera fiabesca è difficile uscire, forse impossibile senza l’abile ponte con la realtà che è rappresentato dal finale, che ci ricorda che la vita vera è quella che viviamo tutti i giorni, e che le fiabe non hanno sempre il loro “per sempre felici e contenti”.

Le descrizioni dei luoghi e delle persone fatte da Massimo Piccolo non sono mai pesanti, cullano il lettore nella rilassante sensazione che ogni parola, ogni segno di interpunzione, siano messi esattamente dove devono essere. La spiegazione di parole arcaiche o poco note al lettore (ad esempio nomi di venti o di uccelli, ma anche lo stesso accordìon del sottotitolo) viene lasciata alle note a piè pagina, scelta particolarmente apprezzata per la sua attenzione a non stravolgere la musicalità del testo.

Nel complesso l’opera è un piccolo capolavoro, lo stile di “Estelle” ricorda quello di un romanzo di Mathias Malzieu, o di un film d’animazione di Tim Burton. Sembra di ritrovarsi in una fiaba, che però è qualcosa di totalmente diverso da una fiaba, nella cui atmosfera ovattata avvengono eventi terribili e in cui i personaggi sono chiamati a fare scelte ben più importanti di quelle che vengono narrate in un sussurro dalle mamme ai piccoli prima di addormentarsi.
Camilla Brancaccio
 
Il resto è nella notte (22 luglio)
blog letterario
 
È una dolce favola, quella di “Estelle”, ereditata dai migliori racconti medievali e che giunge ai nostri occhi in una realtà completamente differente.
Un castello dalle mura infinite, ma che a volte sa diventare così piccolo, un amore che nasce da una dolce melodia e da un incantesimo inspiegabile, un suonatore di accordìon, a cui ci si affeziona irrimediabilmente, un Re severo ed apprensivo, dal cuore spezzato.

L’ultimo lavoro letterario di Massimo Piccolo, per la casa editrice “Cuzzolin Editore”, sa imprigionare lo stile e la fantasia dell’autore in un’epoca lontanissima, ma dalle melodie sempre riconoscibili. Poche pagine, soltanto ottantanove, ma che hanno la capacità di raccontare una lunga storia d’amore e di attesa, facendoti sospirare continuamente e profondamente.

Ho apprezzato il personaggio di Juan, talentoso suonatore di uno strano strumento, l’accordìon, poco ho amato invece la personalità della protagonista, la principessa Estelle, ancora ammantata da quell’aria di sentenziosità, che da sempre abbraccia i racconti dei reali di ogni tempo. Interessante, invece, lo sviluppo del romanzo favolistico, che prende forma pagina dopo pagina con dolce naturalezza.

Sarà l’amore però ad unire due mondi così lontani, come nelle più belle favole che hanno accompagnato la nostra infanzia, e sarà la luce del sole a distrarre i piani prudenti del Re che, immaginando di proteggere la sua principessa, la espone in realtà al più grande dei pericoli, quello di non vivere, di non poter mai abbracciare la felicità.

La magia ed il fantastico diventano così il modo migliore per poter raccontare, con stile semplice ed al contempo seducente, le paure, l’amore sincero, la rivalsa, la forza della passione, mentre ogni parola sa farsi avvolgere sapientemente da geniale melodia.
Benedetta Ferrara
 
 
 
 
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